Con l’espressione “valutazione caratteriale” ci riferiamo a dei protocolli valutativi più o meno flessibili che si attuano generalmente in campo, o in spazi adibiti a tali scopi.

Sono dei veri e propri schemi, con i quali l’addestratore, eventualmente coadiuvato da uno o più colleghi figuranti, pone in essere una serie di avvicinamenti nell’area prossemica del soggetto valutato e utilizza feticci, cibo e altre diavolerie per “provocare” il cane, in modo da spingere quest’ultimo a esprimersi e a darci così la possibilità di far emergere la genetica del soggetto a 360°. Abbiamo così modo di scoprire i moduli comportamentali con i quali il cane valutato gestisce le dinamiche quotidiane.

Come scrivevo, la flessibilità è una caratteristica propria delle valutazioni caratteriali. Con tale sostantivo ci riferiamo alla possibilità per i figuranti e valutatori coinvolti di poter cambiare, in corso di valutazione, lo schema standardizzato. Facendo un esempio, che comprenderete meglio proseguendo in questo paragrafo, se durante la valutazione, generalmente, sparo due colpi di pistola a salve, nulla mi vieta che possa decidere, in base a quello che mi sta mostrando il cane valutato, di sparane uno solo o quattro. La flessibilità trova radice in un triplice terreno: da un lato è necessario estrapolare l’intero parco di doti del cane, e quindi magari per quel cane specifico è necessario sparare quattro colpi per poter inquadrare la tempra, anche se statisticamente, per esempio, ne servono solo due; in secondo luogo, la valutazione caratteriale è “ego centrata”, nel senso che noi la poniamo in essere solo ed esclusivamente per valutare quel cane, e non certo per avere una nostra statistica di paragone con altri cani. Potremmo utilizzare questi schemi, quindi, tanto con un Barboncino toy quanto con un Rottweiler, mentre i test caratteriali vengono utilizzati per valutare nel complesso proprio una razza o gruppo neotenico. I test caratteriali, infatti, sono un ottimo strumento per fare statistica! Ecco perché se un test del carattere prevede due colpi di pistola, non possiamo farne tre o quattro: i risultati che avremmo sarebbero diversi da cane a cane e l’esito del test ne uscirebbe inficiato. Solo se standardizzato all’estremo, avremo effettivamente dei risultati omogenei, che ci permettono di trarne delle conclusioni e dei parametri di paragone. Chiaro ovviamente, e bisogna precisarlo, che più il test è articolato più è difficile avere una standardizzazione rigida. Se solo ci soffermiamo sull’esempio dello sparo, possiamo immaginare che un colpo di pistola abbia un determinato suono, ma lo stesso colpo di pistola, sparato alla stessa distanza, avrà, per il cane, un suono molto diverso se in quel momento veniamo sopraffatti da una fortissima raffica, imprevedibile, di vento.
Infine, l’ultima ma più importante ragione della flessibilità risiede nel terzo discrimine tra test e valutazione caratteriale: il principio as-is.
As-is, dall’inglese “così com’è”, esprime un concetto tanto semplice quanto fondamentale: dalla valutazione caratteriale il cane deve andarsene così come è entrato. Non possiamo in nessun caso permettere che un cane entri per essere valutato e ne esca cambiato! Esemplificando, se un cane entra con una leggera diffidenza verso le persone e gli ambienti nuovi, non possiamo farlo uscire con la paura degli uomini e dell’ambiente. Se entra un cane aggressivo ma che non ha mai attaccato, non possiamo farlo uscire dal campo che ha imparato a mordere. Ecco a cosa serve la flessibilità: se vedo che durante un avvicinamento il cane sta “soffrendo” troppo emotivamente, devo sospendere l’avvicinamento e passare subito a pattern di pacificazione. Queste cautele, invece, non sono necessarie nei test valutativi, in quanto qui il nostro fine ultimo è quello di tirare fuori determinate doti. Tornando all’esempio di qualche pagina addietro, se nel test per i cani guardiani un cane morde per la prima volta e “registra” questa esperienza nel suo bagaglio comportamentale, potendo, potenzialmente, riutilizzare l’atteggiamento appreso in un secondo momento, a noi poco importa. Il test del carattere è poco rispettoso del principio dell’as-is, mentre la valutazione caratteriale è tremendamente fedele allo stesso.

Nel video esempi di avvicinamenti durante alcune valutazioni caratteriali.

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E’ tratto del libro Manuale per addestratori cinofili o aspiranti tali”

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